17 marzo 2012

Videogiocatori o Beta-Tester ?










 La globalizzazione è senza ombra di dubbio il fenomeno che più ha cambiato (e sta cambiando) il modo in cui, oggi, tutti noi viviamo.

Tra le varie definizioni create per descriverla, ce ne è una che mi ha sempre intrigato. La globalizzazione, secondo alcuni, non è altro che quel fenomeno attraverso il quale si è venuta a creare una drastica diminuzione dei tempi in cui avvengono i vari eventi economici e sociali (siano essi i tempi di percorrenza, di comunicazione, di produzione e così via).
Questo ha portato ad una netta ridimensionata delle distanze "fisiche" (rimpicciolendo a tutti gli effetti il mondo in cui viviamo) e ad un accorciamento dei tempi di comunicazione (basti pensare alle illimitate possibilità del Web). Ma non solo. La globalizzazione e la velocità con cui avvengono tutti i processi che prima richiedevano tempistiche sensibilmente più lunghe, hanno trasfomato il tempo in un vera e propria leva competitiva della quale le aziende non solo devono tener conto, ma che, addirittura, possono utilizzare a loro vantaggio per sopravvivere alla sempre più spietata concorrenza.

Perchè vi racconto tutto ciò?
Semplice. L'idea di scrivere questo articolo nasce dal fatto che il settore videoludico negli ultimi anni pare proprio aver recepito bene questa lezione e che, anzi, ne abbia esasperato i modi in cui applicarla.

Le conseguenze sono ormai, da qualche periodo, sotto gli occhi di tutti.
Produzioni che vengono annunciate e commercializzate alla velocità della luce. Brand che escono con un nuovo capitolo della serie ogni 11/12 mesi. Titoli che in poco tempo vedono il loro prezzo crollare anche del 70-80%. Tutto è una conseguenza dell'accorciamento dei tempi imposti dal mercato. Ma cosa c'è di male in questo? Cosa c'è di male se i giocatori vedono pubblicate decine e decine di videogames in poco tempo? Bhe io direi un bel niente! I giocatori, stando così le cose, avrebbero a disposizione più titoli e prezzi più convenienti nel caso in cui non acquistino al D1.

Purtroppo non è tutto rose e fiori. E' evidente che il mercato videoludico non riesce a stare dietro a questi tempi così ristretti e le prove sono sempre più lampanti.

Mese dopo mese, infatti, risulta sempre più chiaro che i publisher, per stare dietro a queste tempistiche sempre più strette, costringono i produttori a sviluppare i propri prodotti in tempi non sufficienti. Ecco che dunque vediamo commercializzati titoli che già al D1 hanno bisogno di fix e patch di vario tipo. Errori di programmazione e affini che sarebbero stati facilmente individuati e corretti se si avesse avuto maggior tempo per testare il proprio prodotto. I casi più recenti e palesi sono quelli di "Mass Effect 3" e "Skyrim". Se per il secondo l'enormità del mondo di gioco rende impossibile una reale assenza di bug (alcuni abbastanza randomici e nascosti), incomprensibile rimane nel primo caso, il bug della missione dell' "Accademia Grissom" che a tutti gli effetti risulta essere un passaggio abbastanza cruciale al fine di concludere al 100% il gioco.



 
Se si crede che ciò accade solo a produzioni piuttosto grandi, ci si sbaglia di grosso. Anche giochi più "semplici" come il recente "Street Fighter X Tekken" è riuscito ad essere pubblicato con alcuni piccoli, ma fastidiosi, bug (su tutti quello relativo al sonoro dell'on-line completamente fuori sincro).

Le Software House (ma mi permetto di dare la maggior parte della colpa ai publisher che spingono sui tempi) hanno ben capito che è meglio uscire con un gioco "incompletato" (o quantomeno non testato con la giusta attenzione) e, solo dopo, aggiustarlo attraverso aggiornamenti online. Si risparmia tempo, denaro (testare approfonditamente un gioco costa!) e si riesce a raggiungere quel "Time to Market" che sempre più è diventato un fattore strategico vitale per le società odierne.

Detto ciò comprendete che qualcosa che non và c'è ... eccome. Avere un gioco pubblicato senza problemi o bug vari è sempre più raro. Per questo comprare al D1 inizia a divenire pian piano un mero lusso che solo i fan di quel determinato brand o saga possono (vogliono?) permettersi. Conviene sempre di più attendere un calo dei prezzi (che come anticipato sta divenendo un fenomeno rapidissimo) ed acquistare il prodotto a distanza di qualche settimana con magari la patch o il fix già rilasciati.


Mass Effect 3 è solo l'ultimo esempio di giochi pubblicati con Bug evidenti sin dal D1


Purtroppo non credo che in futuro le cose cambieranno. Anzi. Con l'aumentare della complessità dei videogiochi, i vari errori e bug saranno sempre più difficili da riscontrare durante i test in fase di pre-commercializzazione. Ma non è questo a spaventarmi. Finchè si tratta di passaggi più o meno secondari del gioco lo comprendo e lo accetto. Se però la presenza di errori vari nel prodotto scaturisce dalla (voluta) poca attenzione, dalla volontà di pubblicare il prima possibile i propri giochi e dalla ricerca di una diminuzione dei costi, allora non mi va giù. Comprare un gioco incompleto a prezzo pieno (per quanto possa essere ben realizzato) è una presa in giro.

Mi mancano i tempi in cui passavano mesi e mesi dall'annuncio di un gioco alla sua pubblicazione. Lo aspettavi, lo desideravi, lo bramavi. Quando usciva però era perfetto (o quasi per carità), era un piccolo gioiello in cui il sudore dei programmatori grondava da ogni singolo pixel. Quei tempi sono passati. C'è una globalizzazione che restringe sempre di più i tempi e lanciare un gioco con qualche settimana di anticipo può fare la differenza tra un flop di ricavi ed una colata d'oro nelle tasche dei Publisher.


1 commento:

  1. Drake Luke19/3/12 12:52

    Una analisi interessante e ben argomentata.
    Ma perchè non è avvenuto prima? Credo che l'online abbia dato gli strumenti necessari per avviare questa politica (console connesse con relativa possibilità di inviare facilmente patch e aggiustamenti vari).

    E' sempre un piacere leggerti. Complimenti!

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